| COME SI EFFETTUA UN TEST DI PATERNITÀ ?
Estrazione del DNA dal campione biologico
La prima fase del test di paternità consiste
nell'estrazione del DNA dai campioni biologici prelevati per l'esame.
Nel DNA risiede l'informazione genetica che presiede alla sintesi delle proteine che
organizzano le cellule. Il tratto di DNA che contiene un'informazione genetica viene
definito gene, e la sua localizzazione sui cromosomi viene definita locus (plurale loci).
Forme alternative dello stesso gene vengono definite alleli. Un gene che mostra più
alleli viene definito polimorfico. Per ogni locus, un individuo eredita un allele dalla
madre e un allele dal padre; se gli alleli ereditati sono uguali, l'individuo è
omozigote, se sono diversi, l'individuo è eterozigote. La derivazione del profilo
genetico di un individuo implica la determinazione degli alleli presenti in determinati
loci altamente polimorfici.
Determinazione del profilo genetico
La determinazione del profilo genetico di un individuo
comporta la genotipizzazione di 9-15 regioni del DNA (loci) altamente polimorfiche in
lunghezza, variabili da individuo ad individuo, conosciute come regioni Microsatelliti o
STR (Short Tandem Repeat).
L'analisi dei microsatelliti viene condotta mediante una reazione enzimatica di
amplificazione del DNA, conosciuta come Polymerase Chain Reaction (acronimo: PCR), che
consente di amplificare in vitro una specifica regione del DNA copiandola in varie fasi
successive, fino ad ottenerne milioni di copie. In pratica, considerando la molecola del
DNA come un grosso libro e le regioni Microsatelliti (STR) del DNA come una pagina di
questo libro, con la metodica di PCR si "fotocopia" milioni di volte questa
pagina, fino ad ottenerne una quantità idonea per l'esecuzione dell'esame.
Dopo la reazione di amplificazione enzimatica il profilo genetico viene determinato
automaticamente mediante l'impiego di un sequenziatore automatico a tecnologia
fluorescente.
I frammenti di DNA amplificati sono quindi separati per dimensione; il risultato che si
ottiene assomiglia a un codice a barre, in cui ogni allele è una barra e la differenza di
dimensione fra alleli diversi è rappresentata da una distanza variabile fra le barre.
Il risultato che si ottiene mediante l'analisi di un ipotetico locus è rappresentato
nello schema sottostante.
Nel grafico ESCLUSIONE, il padre presunto non contiene nel
suo profilo genetico il contributo paterno presente nel figlio e quindi egli non può
essere considerato padre biologico (esclusione di paternità).

Al contrario, nel grafico ATTRIBUZIONE, il padre presunto
contiene nel suo profilo genetico il contributo paterno presente nel figlio e quindi viene
considerato padre biologico (attribuzione di paternità). La probabilità di paternità
dipende dalla frequenza dell'allele nella popolazione di riferimento. Attualmente, la
determinazione del profilo genetico di un individuo si basa sull'analisi di un numero di
loci polimorfici sufficiente per ottenere una probabilità di paternità superiore al
99,9999%.


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